Trattoria Borgo Vecchio, la trattoria della Famiglia Rovetta.
60 anni di tradizione.

L’ospitalità e la cucina tradizionale sono gli ingredienti che da sempre caratterizzano la storia culinaria della famiglia Rovetta.
Già nei primi anni ’50 Pietro Rovetta e la moglie Lina si trasferirono da Leno a Manerbio per aprire la trattoria denominata “Al Ponte”.
Fu qui che Guido, dopo aver peregrinato in giro per l’Italia a fare esperienza, con la moglie Mara, il fratello Giuseppe e la cognata Rosy, cominciò la sua avventura nel mondo culinario.
La Trattoria “al Ponte”, ignara sentinella di numerose mitiche Mille Miglia, a metà strada tra Brescia e Cremona, era meta di passanti e viaggiatori, smaniosi di compagnia e di un buon bicchiere di vino.
Successivamente, esattamente nel 1972, la trattoria si trasferì in via Roma, con il nome di “bar Italia”, dove l’idea di cucina, ancora permeata dall’attività di osteria, cominciava a sentirsi predominante.
Il cibo e l’ospitalità rispecchiavano l’atmosfera dell’epoca dove la partita a Briscola, o meglio ancora alla Morra, si concludevano con caraffe di vino e cibo della tradizione.
Nel 1978, l’attività traslocò di nuovo, anche questa volta in pieno centro: direttamente affacciato sul “piasòl”, il bar/trattoria venne nominato “bar Pace”.
Un locale con cucina, come si direbbe oggi, nel quale i posti a sedere venivano rivendicati tra una mano a carte ed un piatto di pappardelle al salmì di lepre. Un locale nel quale il fuoco era perennemente accesso ed il periodo invernale era la primavera culinaria. I bolliti, gli arrosti e la cacciagione erano all’ordine del giorno ed i grandi piatti della pianura padana trovavano trionfo.
A tutto questo poi si aggiungeva nel fine settimana sua maestà lo spiedo, rigorosamente di maiale e senza intrusione alcuna.
Erano anni brillanti e di grande fervore: l’industria continuava a correre e gli operai al cambio del turno dello stabilimento, così chiamato in gergo il lanificio Marzotto sito a breve distanza dal “piasòl”, si fermavano al Pace per una tazza di trippa.
È qui che Gabriele, primogenito di Guido e Mara, affronta le prime esperienze dell’attività di famiglia ed è proprio la sua convinzione che trasformerà il sogno di una vita in realtà: avere un locale dedicato esclusivamente alla ristorazione.
Fu così che la Trattoria Borgovecchio nel 1994 trovò il proprio luogo naturale nella storica Cascina Zambelli, dirimpetto alla cinquecentesca chiesa di S. Rocco, segnando la metamorfosi del baco da seta in falena. Nasce così il locale che noi oggi conosciamo.
L’atmosfera avvolgente e conviviale sono i segni distintivi della trattoria, dove i piatti della tradizione lombarda trovano il loro ambiente ideale e la loro massima espressione.
Il nuovo vento dell’avvenire portato da Gabriele, affonda le proprie radici in mezzo secolo di esperienze culinarie, di ospitalità e di storia famigliare.
Ed è proprio attraverso queste radici che il Borgovecchio si rinnova, riscoprendo nell’attualità i piaceri del cibo e del buon vivere.

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